Developing Stories: Luca Mazzara — Rendere visibile il tempo

Black-and-white portrait of a woman with closed eyes and hair sweeping to one side.

Un volto si muove durante l’esposizione. Anziché una sola espressione, la fotografia trattiene la traccia del movimento: una presenza che sembra apparire e scomparire nello stesso istante. Per Luca Mazzara, questa incertezza è uno dei motivi per continuare a lavorare con le lunghe esposizioni. Vuole vedere che cosa accade quando il tempo entra a far parte del soggetto.

Mazzara è un fotografo e regista, e i suoi lavori recenti a lunga esposizione sono digitali. I primi incontri con la fotografia, però, avvennero nella camera oscura del padre. Ricorda la luce rossa, le bacinelle, i negativi e il fascino di vedere un’immagine prendere forma. Il padre sperimentava anche la stampa su metallo e tessuto. La fotografia entrò nella sua vita come qualcosa che si poteva fare, toccare e trasformare.

Ritratto in bianco e nero di una donna con gli occhi chiusi e i capelli mossi verso un lato.
Movement is a form of becoming — Roma, 2026. © Luca Mazzara.

Dalla camera oscura a uno studio in soffitta

La sua prima fotocamera fu una Polaroid 500, con cui fotografava amici e compagni di scuola. Seguì una reflex digitale, che gli offrì più possibilità di sperimentare. Oltre ai ritratti, lo attirava l’architettura: le linee degli edifici, le prospettive e il modo in cui la geometria può organizzare una fotografia.

Questi interessi si incontrarono in una soffitta usata come studio. Il soffitto alto e lo spazio aperto gli permettevano di lavorare con modelli, illuminazione e rapporti tra corpo e ambiente. Le domande si fecero più precise. Come occupa lo spazio una persona? Che cosa cambia quando si spostano l’angolazione, la luce o la postura?

Una persona vestita di scuro nasconde il volto dietro le braccia incrociate, su uno sfondo chiaro.
Where I Disappear — Marrakech, 2026. © Luca Mazzara.

Ritratti a lunga esposizione: dare al movimento una forma visibile

Mazzara descrive il tempo quasi come una materia. Un gesto che normalmente passerebbe in fretta può distendersi nella fotografia. Gli interessa questo cambiamento di percezione: la persona resta riconoscibile, ma l’immagine non si comporta esattamente come il momento che ricorda di aver visto.

«Attraverso una lunga esposizione, il tempo non è più soltanto qualcosa che passa: diventa quasi una materia che si può registrare e rendere visibile nell’immagine.»

Il suo interesse per il surrealismo e il lavoro nel cinema alimentano entrambi questo approccio. Nel cinema pensa al tempo attraverso una successione di immagini. Con una lunga esposizione cerca di riunire più momenti su un’unica superficie. Il movimento può sospendere un ritratto tra l’incontro con una persona reale e la logica meno stabile di un sogno.

Ritratto in bianco e nero in cui ciocche di capelli e un movimento sfocato attraversano il volto di una donna.
Between Moments — Parigi, 2026. © Luca Mazzara.

Il ritratto comincia prima dello scatto

Prima di fotografare una persona, Mazzara dedica tempo a parlare e a conoscerla. Osserva come postura, gesti ed espressione cambino man mano che si sente più a suo agio. Questa attenzione gli permette di capire quando continuare, quando una battuta può alleggerire l’atmosfera e quando fare una pausa.

Una volta iniziata la sessione, preferisce uno spazio tranquillo e poche parole. Si muove intorno alla persona, cercando rapporti diversi tra luce, corpo e ambiente. Lo studio offre elementi che può disporre; un altro interno o un luogo all’aperto possono invece rispecchiare la persona o creare un contrasto utile.

Una donna si copre in parte il viso con la mano aperta sotto una forte luce solare.
Cover — Saigon, 2024. © Luca Mazzara.

Anche la selezione fa parte del processo. Due fotografie possono sembrare quasi identiche, ma una lieve differenza di espressione o postura può renderne una più vicina all’incontro vissuto. Mazzara concede tempo a questa scelta. Per lui scattare e scegliere la fotografia sono gesti collegati.

Una persona con un foulard scuro appoggia il viso su una mano accanto a un muro di mattoni.
A Place Between Dreams — Amman, 2025. © Luca Mazzara.

Costruire una struttura che lasci spazio alla sorpresa

Imparare a bilanciare controllo e libertà è stata una delle sue difficoltà centrali. Cura i dettagli che tengono insieme l’immagine, ma ha scoperto che un movimento, un’espressione o un cambiamento di luce inattesi possono portarla in una direzione più interessante.

Vuole creare le condizioni perché qualcosa possa accadere, e poi accorgersene. La lunga esposizione si adatta a questo approccio: può preparare la scena e restare aperto a ciò che il tempo e il movimento aggiungono. Il risultato può allontanarlo dall’immagine che aveva immaginato.

Un volto di profilo con la bocca aperta e una scia sfocata che si prolunga dietro la testa.
Echoes of silence — Siem Reap, 2024. © Luca Mazzara.

Lasciare spazio alla risposta di chi guarda

Quando gli viene chiesto di descrivere una fotografia a cui torna, Mazzara parla di una giovane donna con gli occhi chiusi, immersa in una luce intensa. Per lui conta che il suo stato resti indefinito. La fotografia non chiarisce se stia riposando, meditando o vivendo qualcos’altro.

Questo interesse per l’ambiguità accompagna il lavoro sul movimento. Vuole che un’immagine continui a porre domande oltre il primo sguardo. Ogni osservatore vi porta ricordi ed esperienze diversi, e quelle risposte possono diventare parte del suo significato.

Una donna di profilo, con gli occhi chiusi e i capelli lunghi, su uno sfondo scuro.
Lost in Silence — Roma, 2025. © Luca Mazzara.

Guardians of Time: conservare un gesto

Il tempo entra nel suo lavoro anche attraverso Guardians of Time, un progetto dedicato agli artigiani e al loro lavoro quotidiano. Nell’intervista, Mazzara racconta di cercare il gesto che esprime un mestiere: un’azione plasmata dalla conoscenza e dalla pratica ripetuta.

Gli interessa ciò che quei gesti custodiscono e ciò che potrebbe andare perduto quando scompare un modo di lavorare. Vuole che luce, contrasto e composizione portino l’attenzione sull’azione stessa. La fotografia diventa un modo per conservare la traccia di un sapere, oltre alla persona che lo possiede.

Sta sviluppando anche un lavoro sulla disabilità e sull’inclusione. L’intenzione che descrive è lasciare emergere le persone nella complessità del loro quotidiano, dando loro spazio per presentarsi spontaneamente. Al momento dell’intervista, la parte più documentaria del progetto era ancora da realizzare.

Attraverso queste direzioni, Mazzara torna sempre a una questione di attenzione. Che cosa può rendere visibile una fotografia: un movimento, un gesto appreso, un momento tra due persone? La sua pratica concede tempo a queste cose, sia nel creare un’immagine sia nel decidere che cosa dovrà diventare.

Chi è Luca Mazzara

Luca Mazzara è un fotografo e regista il cui lavoro esplora luce, movimento, tempo e percezione. Il ritratto e l’approccio sperimentale sono centrali nella sua pratica, insieme ai progetti sulla memoria e sulla testimonianza visiva. Scopri fotografie e film sul sito di Luca Mazzara.

Domande dall’intervista

I recenti lavori a lunga esposizione di Luca Mazzara sono su pellicola?

I suoi lavori recenti a lunga esposizione sono digitali. Le prime esperienze fotografiche risalgono alla camera oscura del padre e alla sua Polaroid, prima di iniziare a usare reflex digitali.

Come aiuta le persone a sentirsi a proprio agio durante un ritratto?

Comincia parlando e osservando, presta attenzione ai cambiamenti di postura ed espressione e concede pause quando servono. Durante gli scatti preferisce un’atmosfera calma e lascia alla persona il tempo di entrare nella sessione.

Di che cosa parla Guardians of Time?

È la ricerca di Mazzara sugli artigiani e sui gesti del loro lavoro quotidiano. Vuole conservare una traccia visibile di competenze e conoscenze attraverso fotografie che prestano particolare attenzione al fare.

Continua a esplorare

Per un’altra prospettiva sulla fotografia digitale consapevole e sulla responsabilità di rappresentare le persone, leggi Manuel Guerzoni: la precisione come rispetto.

Basato sull’intervista scritta di Luca Mazzara per Developing Stories. Intervista e cura editoriale: Emiliano Vittoriosi / Berlin Photo Studio. Fotografie © Luca Mazzara. Titoli, luoghi e anni delle immagini riprendono la selezione fornita per questo articolo.

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